Storia

2016
Quasi 10.000 runners hanno tagliato il traguardo di Riva Sette Martiri di questa 31^ Venicemarathon.
E’ stato nuovamente trionfo keniano per questa Venicemarathon corsa da Villa Pisani di Stra a Riva Sette Martiri in Venezia, con le vittorie di Julius Chepkwony Rotich (2h10’25”) tra gli uomini, che bissa così il successo dell’anno precedente, e Priscah Jepeting Cherono tra le donne con il primato personale di 2h27’41”. Quasi 10.000 sono stati i concorrenti che, suddivisi tra maratona e 10 km, hanno tagliato il traguardo di Riva Sette Martiri, e che vanno a sommarsi agli oltre 15.000 appassionati che hanno affollato le tre Alì Family Run di San Donà, Dolo e del Parco San Giuliano di Mestre.
Grande successo anche per la 3^ 10 KM valida come ultima tappa del Garmin Tour, che è stata vinta tra gli uomini da Diego Avon (Spak4Padova) in 34’52” e da Natascia Meneghini in 41’43” tra le donne. Sia Avon che Meneghini hanno bissato il successo dell’edizione 2015. Il Trofeo Porto di Venezia, gara riservata ai dipendenti dello scalo, ha incoronato come più veloce Luca Sprotiello (47’37”), premiato dalla responsabile della Comunicazione dell’Autorità Portuale Federica Bosello.
“E’ stata un’altra edizione memorabile – il commento del presidente del Venicemarathon Piero Rosa Salva – una gara che non finisce mai di stupire e che è capace di regalarci sempre nuove emozioni. Oggi le abbiamo vissute al traguardo con Sammy Basso, e con la partecipazione non solo di grandi personaggi come Ivan Basso e Mauro Bergamasco, ma con tutti i 9000 runners che hanno tagliato il traguardo. Straordinario è stato anche il pubblico, favorito anche da una bella giornata di sole e come sempre numeroso ed entusiasta. Questa bella 31^ Venicemarathon ci proietta ancora di più verso il futuro, dove come sempre ci impegneremo a dare il meglio e sviluppare progetti nuovi”.


2015
E' ancora Africa alla 30^ Venicemarathon, con le vittorie del keniano Julius Chepkwony Rotich (2h11’08”) tra gli uomini e dell’etiope Ehite Bizuayehu Gebireyes (2h35’19”) tra le donne. Tra gli italiani, ottima gara del pugliese Domenico Ricatti, quarto tra gli uomini in 2h15’28” dopo un’avvincente rimonta che l’ha visto sfiorare il podio.
A livello maschile la gara è stata sin dai primi chilometri una contesa tra africani che, ben pilotati dalla lepre Cornelius Kangogo (1h04’54” il passaggio a metà gara), hanno corso su buoni ritmi. L’epilogo è stato poco dopo il 30° km, quando all’uscita dal Parco San Giuliano Rotich ha attaccato in maniera decisa, seguito dal connazionale Robert Ndiwa che però si è staccato subito dopo, sul ponte della Libertà. Rotich ha così continuato la sua cavalcata solitaria, vincendo con 2h11’08”, con ampio margine su Ndiwa secondo (2h13’16”). Terzo ancora un keniano, Emmanuel Sikuku (2h15’22”). Ottima la prova di Domenico Ricatti (Aeronautica), che dopo una gara tutta in rimonta con 2h15’28” ha sfiorato il podio ed il record personale (che è di 2h15’07”), bissando il suo 4° posto del 2012.
Tra le donne la gara è stata apertissima fino in fondo e si è risolta con un’avvincente volata finale che ha premiato l’etiope Ehite Gebireyes (2h35’19”) che ha superato la connazionale Derbe Godana Gebissa (2h35’21”). Terza la keniana Caroline Chepkwony (2h35’49”). La gara sembrava essersi decisa al 41° km, in piazza San Marco, quando la Gebissa ha staccato prima la keniana Caroline Chepkwony ed ha poi allungato sulla Gebireyes. Quest’ultima, però, negli ultimi 2 ponti ha reagito, ha recuperato lo svantaggio ed ha superato la connazionale al termine di una lunghissima volata. Prima delle italiane Gloria Rita Giudici, settima in 2h53’32”.
Con le vittorie di Rotich e Gebireyes, Kenia ed Etiopia salgono rispettivamente a 23 e 8 successi alla Venicemarathon.
Nella gara handbike si correva sulla distanza dei 30 km. La vittoria è andata a Mirco Bressanelli in 53’10”, ma la notizia è il secondo posto assoluto (e primo tra le donne) della pluricampionessa paralimpica Francesca Porcellato (54’42”).
Nella VM10KM vittorie per Diego Avon e Natascia Meneghini.


2014
E' ancora una volta dominio africano alla 29^ Venicemarathon, con le vittorie degli etiopi Ketema Mamo tra gli uomini (2h16'45") e di Konjit Biruk (2h40'20") tra le donne. Tra gli italiani, grande gara del bergamasco Giovanni Gualdi, secondo tra gli uomini in 2h18'40" dopo un'avvincente rimonta.
A livello maschile la gara è stata all'inizio una contesa tra africani che, ben pilotati dalla lepre Robert Ndiwa, hanno corso sin da subito su buoni ritmi. L'epilogo è stato poco prima del passaggio a metà gara, quando Ndiwa e Mamo hanno aumentato il ritmo, staccando gli altri atleti aricani. Una volta fermatosi Ndiwa, Mamo ha continuato in solitaria, vincendo con buon margine in 2h16'45". Ottima la prova di Giovanni Gualdi (Corrintime), che dopo un avvio prudente è stato bravo a rimontare tantissime posizioni, fino a raggiungere un eccellente secondo posto finale. Terzo al traguardo il keniano Weldon Korir (2h19'34") che ha regolato in volata il ruandese Jean Baptiste Simukeka (2h19'39"). Quinto un altro azzurro, Massimo Leonardi (2h27'08").
Tra le donne, la gara ha visto sin dall'inizio il dualismo tra Konjit Biruk e Motu Gedefa, che hanno corso appaiate per oltre 25 km. A quel punto, l'allungo della Biruk ha deciso la gara. Seconda, molto staccata, la Gedefa (2h52'19"), terza la croata Nikolina Sustic (2h55'52"). Quarta, e prima delle italiane, la veneta Maurizia Cunico (Vicenza Marathon) in 2h57'37". Quinta un'altra italiana, Monica Carlin (2h59'20").
Con questa doppietta, l'Etiopia arriva a sette vittorie alla Venicemarathon (4 maschili e 3 femminili), dietro solo al Kenia (22 successi: 12 maschili e 10 femminili) e all'Italia con 18 (7 tra gli uomini e 11 tra le donne).


2013
È ancora una volta dominio africano alla 28^ Venicemarathon, con le vittorie di Nixon Machichim tra gli uomini (2h13'10") e di Mercy Jerotich Kibarus (2h31'12") tra le donne. Lampi d'azzurro, però, con la grande prestazione di Andrea Lalli, che al suo esordio sulla distanza è stato capace di un ottimo terzo posto con il buon tempo di 2h14'26". L'atleta delle Fiamme Gialle è riuscito a stare nel gruppo dei primi fin dopo il 30° km, quando sul Ponte della Libertà c'è stato l'attacco del terzetto keniota composto da Titus Kwemoi Masai, Raymond Kiplagat e Nixon Machichim. Quest'ultimo è poi riuscito a sopravanzare Kiplagat solo dopo una bella volata, mentre Lalli è stato bravo nel dosare al meglio le forze e rimontare Masai, crollato negli ultimi chilometri, guadagnandosi così un prestigioso podio.
Tra le donne, la gara si è decisa poco dopo il passaggio alla mezza, quando la keniana Mercy Jerotich Kibarus ha attaccato con decisione, distanziando nettamente le etiopi Halima Hussen Kayo e Sosena Tekle Gezaw, fino a quel momento con lei e giunte nell'ordine al traguardo, rispettivamente in 2h38'49" e 2h42'29". Quinta, e prima delle italiane, Ambra Vecchiato in 2h48'16".
Non ha tradito le attese neppure Alex Zanardi, che in sella alla sua handbike con la quale si è laureato campione olimpico e mondiale, ha trionfato con il tempo di 1h11'45", piegando la resistenza di un bravissimo Claudio Mirabile, al traguardo in 1h15'24".


2012
Pioggia, vento e acqua alta non hanno fermato la 27° Venicemarathon che ha incoronato il keniano Philemon Kipchumba Kisang e l'etiope Emebt Etea Bedada, vincitori della gara rispettivamente con 2h17'00" e 2h38'11". A livello maschile, la gara si è sviluppata inizialmente su ritmi blandi, con il gruppo di testa che ha sofferto un po' il forte vento contrario. L'attacco decisivo è arrivato al 35° chilometro, quando Philemon Kipchumba Kisang ha allungato andando a vincere in solitaria con il tempo di 2h17'00" davanti al connazionale debuttante Titus Kwemoi Masai (2h18'21") e all'altro keniano Elija Karanja (2h19'41"). Ottimo quarto posto, a un soffio dal podio, per l'azzurro Domenico Ricatti (2h19'43"). Tra le donne, è stata una questione tra etiopi: Emebt Etea Bedada ha vinto con il tempo di 2h38'11", davanti alla connazionale Helima Hassen Beriso (2h48'32) e all'altra Fantu Eticha Jimma (terza anche bel 2011) in 2h50'48". Buon quarto posto per l'azzurra Monica Carlin con il tempo di 2h54'13". Ennesima impresa di Alessandro Zanardi che questa volta ha trainato con sé al traguardo il giovane Eric Fontanari, ragazzo trentino tetraplegico.


2011
La 26°Venicemarathon riesce finalmente a varcare la porte di Piazza San Marco e il nuovo ed inedito percorso regala subito il record femminile della corsa, con la keniana Helena Kirop che vince in 2h23'37", frantumando il precedente primato stabilito nel 2008 dalla connazionale Lenah Cheruiyot in 2h27'02". Alle sue spalle l'altra keniana Makda Haji e terza la poco più che ventenne etiope Fantu Jimma in 2h30'26".
Nella gara maschile, che si è decisa proprio in Piazza San Marco, trionfo per l'etiope Tolesa Tadese Aredo in 2h09'13", davanti al keniano Simon Mukun, distaccato di pochi secondi (2h09'18") e terzo l'altro etiope Debebe Wolde in 2h09'56". Positiva la prova per l'azzurro Danilo Goffi, settimo in 2h14'41" e primo degli italiani.
Attimi di commozione per l'arrivo al traguardo di Alessandro Zanardi e Francesco Canali: l'handbiker bolognese ha trainato per tutti i 42.195 metri del percorso l'amico Francesco Canali affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), affrontando con la sola forza delle braccia ponti, calli e canali per dimostrare che non esistono sfide impossibili.


2010
La gara maschile si caratterizza per una partenza su ritmi molto veloci, che avvantaggiano i numerosi atleti africani presenti. Alla fine a trionfare è il keniano Simon Kamana Mukun, che chiude in 2h09'35", grazie anche ad una caduta sul terz'ultimo ponte del connazionale Sahle Warga Betona, che chiude al secondo posto davanti ad un altro atleta del Kenya, Peter Muriuki Nderitu.
I due italiani più attesi alla vigilia, Danilo Goffi e Migidio Bourifa, fanno gara l'uno sull'altro per aggiudicarsi il titolo italiano, che alla fine va a Bourifa grazie anche al ritiro di Goffi al 31° km.
Nella corsa femminile per la prima volta vince un'atleta etiope: Makda Harun Haji termina la gara in 2h28'08", seconda la keniana Elizabeth Chemweno in 2h29'21" e terza la russa Elena Ruhliada in 2h30'41".
Il titolo tricolore femminile va a Marcella Mancini che conclude la gara in sesta posizione in 2h37'23".
L'atteso passaggio in Piazza San Marco viene rimandato all'edizione successiva a causa dell'acqua alta che non garantisce le indispensabili condizioni di sicurezza per gli atleti.


2009
In una splendida e ancora calda giornata d'inizio autunno il keniano John Komen ha fatto registrare il nuovo record della corsa con 2h08'13", migliorando il precedente primato di David Makori di 2h08'49", mentre Anne Kosgei ha rotto l'incantesimo che la voleva eterna seconda in laguna riuscendo finalmente a trionfare con il nuovo primato personale di 2h27'46". Nella gara riservata agli atleti diversamente abili, Alex Zanardi ha ottenuto il primo successo in carriera con l'ottimo tempo di 1h13'56", frutto di una gara corsa all'attacco dal primo metro.
La gara élite femminile, partita con 9 minuti di anticipo rispetto alla "mass start", è vissuta sulla sfida tra la keniana Kosgei e l'etiope Yal Koren fino al Parco San Giuliano, quando la prima ha operato l'allungo decisivo. Alle spalle della Yal Koren (seconda in 2h28'41" a 55" dalla vincitrice) la russa Alena Samokhvalova, che con un notevole recupero negli ultimi chilometri finisce ad un soffio dal secondo gradino del podio (2h28'47" il suo tempo finale). Deludente la prova di Giovanna Volpato, da cui era lecito attendersi qualcosa di più del 2h32'12", tempo che le è valso l'ottavo posto.
Tra gli uomini Komen, assai convinto delle proprie chances di vittoria anche nelle dichiarazioni pre-gara, è rimasto coperto in gruppo fino al 35° chilometro per poi attaccare in maniera decisa incrementando il proprio vantaggio sui 14 ponti finali. Dietro di lui si sono piazzati i connazionali Paul Samoei (2h10'09") e Benson Cherono (2h10'19"). Solo 4° l'ucraino Oleksandr Kuzin, uno dei favoriti, mentre il primo italiano al traguardo è stato Pasquale Rutigliano in 2h20'18".
Nonostante un "lungo" al Parco San Giuliano decisamente inusuale per un pilota, Alex Zanardi ha coronato la sua presenza alla Venicemarathon con la vittoria, davanti al sempre competitivo Mauro Cattai (1h14'54") e a Cristiano Picco (1h30'06").


2008
La Venicemarathon parla ancora una volta keniano: è infatti Joseph Lomala ad aggiudicarsi la 23ª edizione in 2h11'04", vincendo un'emozionante volata col connazionale e compagno di squadra Jacobs Chesire, staccato di un solo secondo (2h11'07"). Terzo l'etiope Kidane Abdi, al traguardo in 2h11'57".
Tra le donne, l'ungherese Aniko Kalovics non tradisce i pronostici vincendo la gara con un crono di 2h31'24" condizionato dal caldo e da problemi fisici sorti durante la gara. Dietro di lei la keniana, eterna seconda a Venicemarathon, Anne Kosgei (2h32'21") e la connazionale Florence Chepkurui. L'ungherese mette così fine al dominio africano delle ultime sei edizioni.
Edizione da dimenticare per gli italiani, con il carabiniere Francesco Bennici costretto ad alzare bandiera bianca per guai fisici. Primo azzurro al traguardo è Federico Simionato dell'Aeronautica Militare, che chiude in 2h18'05". Tra le donne, prima delle italiane è Monica Carlin del Brema Running Team con il tempo di 2h50'42", mentre Elisa Desco si è ritirata sul Ponte della Libertà.
L'edizione 2008 passerà alla storia come una delle gare organizzativamente più impegnative dal punto di vista del percorso: a causa del cantiere che interessava l'area di Punta della Dogana, gli atleti sono stati infatti costretti a percorrere circa 160 metri all'interno di un lungo corridoio chiuso ricavato all'interno del cantiere stesso.


2007
Per la prima volta nei 22 anni di storia della Venicemarathon i vincitori dell'anno prima si confermano al primo posto. In una gara maschile dal tempo insolitamente alto, dovuto all'andamento tattico della corsa, Jonathan Kipkorir Kosgei controlla i propri avversari dall'inizio alla fine, imponendosi facilmente in 2h12'27'' davanti ai connazionali Philemon Tarbei e Richard Mutai. Giornata deludente per gli atleti italiani, con il sesto posto di Danilo Goffi (2h14'42'') ed i ritiri di Giacomo leone e Gianmarco Buttazzo. Nella gara femminile, vittoria e record della corsa per Lenah Cheruiyot, che chiudendo in 2h27'02'' migliora di oltre un minimo il vecchio primato. Alle sue spalle la connazionale Anne Kosgei e Ivana Iozzia che oltre al terzo posto raggiunge anche il proprio primato personale.


2006
Edizione quella del 2006 ricca di novità, tra le quali la partenza spostata di fronte la sontuosa Villa Pisani ed i 15 chilometri centrali del percorso totalmente ridisegnati affinché tutti possano godersi il più grande parco cittadino d'Europa: Parco San Giuliano. Allo start pronti a riportare in Italia il titolo della Venicemarathon sono presenti nomi come Burifa, Caimmi, Di Cecco e Battocletti contrapposti ai top runners keniani Kosgei, Lokira, Rotich. Gli italiani partono subito forte rimanendo compatti sino a Parco San Giuliano, in prossimità del trentesimo chilometro, quando Caimmi colto da crampi è costretto ad abbassare il ritmo. La corsa si accende sul ponte della Libertà dove i top runners si alternano alla testa della gara sino alla Giudecca. Da qui si staccano Di Cecco e Jonathan Kipkorir Kosgei che danno vita negli ultimi 2 chilometri ad un vero e proprio inseguimento ravvicinato che alla fine vede primeggiare il Keniano in 2h10'18". Terzo Paul Lokira. La gara femminile ospita un monumento del mondo della maratona in gonnella: Tegla Lourupe. Dopo un lungo infortunio si ripresenta alla linea di partenza di una maratona internazionale con una gran voglia di dimostrare la suo stoffa. Ma gli improvvisi sali e scendi di Parco San Giuliano fermano le velleità di Tegla che precede la nostra Ivana Iozzia, ma deve lasciar spazio all'esuberante keniana Lenah Cheruiyot che conclude in 2h33'44".


2005
Nel suo ventesimo anniversario Venicemarathon deve fare i conti anche con la nebbia. Questo non ferma i quasi 6.400 atleti presenti al via ed i 200.000 spettatori sul percorso, ne tanto meno l'esordiente Mubarak Hassan Shami, keniano ma con passaporto del Qatar, che in 2h09'22'' giunge esultante in Riva Sette Martiri, aggiudicandosi l'oro della corsa veneziana e contemporaneamente del Campionato Mondiale Militare. Si infrangono, invece, sul Ponte della Libertà i sogni di vittoria di Francesco Ingargiola, atleta siciliano, in gara per il primo posto fino a quattro chilometri dall'arrivo e poi vistosi superare prima da Shami ed in seguito da Paul Lokira. Un terzo posto, però, che assieme al settimo di Curzi e al diciannovesimo di Palombo valgono il primo posto all'Italia nella classifica a squadre. In campo femminile, invece, si è imposta Emily Kimurìa bloccando il tempo sulle 2h28'42'', secondo miglior risultato di sempre per la Venice Marathon. Quarta la prima delle italiane, Marcella Mancini.


2004
Nove anni dopo la sua vittoria a Venezia, Danilo Goffi ci riprova. Il carabiniere volante vuole eguagliare Salvatore Bettiol, l'unico a vincere due volte Venicemarathon, e parte da Stra con tutte le intenzioni di riportare in Italia il titolo della gara veneziana. Gara condotta in testa con i più forti fino alla fine del Ponte della Libertà quando Raymond Kipkoech, keniano, lo stacca e vince con uno spettacolare sprint sull'ultimo ponte prima dell'arrivo in Riva dei Sette Martiri. Nella prova femminile gara a senso unico con il successo in solitaria della keniana Jane Ekimat.


2003
Francia batte Italia e Kenia alla 18° Venicemarathon. Successo meritato alla sua prima maratona per El Hassan Lasshini, francese di origine marocchina che ha tagliato per primo il traguardo di Venezia in 2h11'01''. Una gara splendida quella lagunare partita con gli atleti africani favoriti ma che ha visto un epilogo spettacolare con la grande rimonta dell'azzurro Sergio Chiesa, capace di superare i keniani Mitei e Kanda nell'ultimo chilometro di gara e di conquistare il secondo posto in 2h11'30''. Nella prova femminile non ce l'ha fatta Ornella Ferrara a bissare il successo del 1994. L'atleta lombarda è giunta terza. Sul traguardo di Riva dei Sette Martiri ha trionfato la keniana Anne Jelagat col tempo di 2h30'16''.


2002
Il record del 1995 fissato da Danilo Goffi nella gara maschile finalmente viene abbattuto. È ancora un keniano a firmare il gradino più alto del podio della Maratona di Venezia. David Makori vince la sua gara scendendo sotto il muro delle due ore e nove minuti fermando il cronometro a 2h08'48''. È il record della gara e arriva in una giornata di sole che, purtroppo, registra ancora una volta la debacle degli atleti italiani e vive in diretta la sofferenza di Giuliano Battocletti, esordiente sulla distanza ed in testa sino all'imbocco del Ponte della Libertà. In campo femminile la gara è senza storia con la keniota Anastasha Ndereba che taglia in solitudine il traguardo infliggendo distacchi che superano i tre minuti. Terza l'inossidabile Lucilla Andreucci. Oltre 6.000 gli atleti al via, in rappresentanza di 51 paesi, con 1.500 stranieri.


2001
La XVI Venicemarathon parla ancora straniero. Il nuovo doge della Maratona di Venezia è l'etiope Moges Taye che ha vinto la gara con il tempo di 2h10'08'' sprintando sul keniano Henry Tarus giunto al traguardo di Riva dei Sette Martiri in 2h10'10''. Splendido terzo posto per il portacolori delle Fiamme Gialle Daniele Caimmi che ha stabilito il suo nuovo record personale chiudendo la sua prova con il tempo di 2h10'26''. Sesto posto per l'altro italiano Migidio Bourifa e undicesima piazza per Vincenzo Modica, una delle delusioni della gara. Quella di Venezia è stata una gara partita con un ritmo di gara altissimo. Dopo i primi quindici chilometri la proiezione finale dava un tempo di 2h07'. Le lepri hanno tirato la testa della gara ma hanno anche provocato il cedimento di Bourifa e Modica che dopo il 21° chilometro hanno rallentato il ritmo perdendo contatto con la testa della corsa. Taye e Tarus hanno fatto gara a sé nella parte conclusiva che prevede il passaggio di tredici ponti prima di arrivare al traguardo di Riva dei Sette Martiri. Caimmi ha cercato di rientrare dopo il trentesimo ma i due africani andavano troppo forte. Spettacolare l'arrivo con Taye e Tarus che si sono presentati a trecento metri dal traguardo appaiati: Taye ha sprintato ai cinquanta metri e ha vinto con due secondi di margine sul keniano Tarus. Gara regolare condotta sempre in testa invece per la francese Zaia Dahmani che ha vinto la gara femminile in 2h33'32''. Dopo un avvio prepotente della giapponese Komatsu, la francese ha allungato il passo dopo il 21° chilometro e ha fatto il vuoto presentandosi solitaria con un vantaggio di due minuti sulla trevigiana Monia Capelli che ha resistito al ritorno della veneziana Francesca Zanusso. Quest'ultima è stata vittima di una caduta in partenza che ne ha pregiudicato il resto delle prova. Monia Capelli ha migliorato il suo personale chiudendo in 2h34'57''. Per la Zanusso la Venicemarathon si è conclusa con il tempo di 2h35'54''.


2000
Oltre cinquemila maratoneti italiani iscritti, un percorso sempre più affascinante e accattivante, la conferma di una macchina organizzativa che ormai ha raggiunto livelli di efficienza altissimi. Venicemarathon riparte da 6.000 partecipanti, dai pacemakers e dal cronometraggio elettronico Winning Time, festeggia i 26 atleti sempre presenti nelle 15 edizioni della maratona e vive, finalmente, una splendida giornata di sport sotto un sole splendido. Barbi e Ingargiola sono i candidati italiani al successo finale, i soliti keniani gli avversari più pericolosi. In campo femminile il forfait della Console, rilancia le quotazioni di Lucilla Andreucci, già vincitrice a Venezia nel 1998. La gara vene ripresa come da copione dalle telecamere Rai, la lotta in testa è tra Barbi e due keniani, Kiprono e Bungei. Barbi, secondo nel 1999, ci prova ma dopo il ponte di barche che attraversa il Canal Grande l'allungo di Bungei è di quelli che tagliano le gambe. Sul traguardo di Riva dei Sette Martiri si parla ancora africano, John Bungei iscrive il suo nome nell'albo d'oro della Venicemarathon e ferma il cronometro sulle 2h09'50". Kiprono è secondo, Roberto Barbi terzo, primo italiano e con il nuovo personale in tasca. Nella prova femminile l'esordiente Ruth Kutol, guarda caso del Kenia, viaggia sola verso il traguardo che taglia in 2h28'16" che vale il record della gara. Seconda l'ottima Lucilla Andreucci che, partita per fare trenta chilometri, è arrivata fino in fondo e con un tempo più che discreto.


1999
Dopo l'affermazione di Japhet Kosgei nel 1998, a salire sul gradino più alto del podio è un altro atleta keniano, Julius Bitok, che conclude la gara con il ragguardevole tempo di 2h10'34''. La competizione si rivela di altissimo livello, con 12 atleti al traguardo sotto le 2h15'00'', tra cui sette italiani. Al secondo posto si classifica Roberto Barbi, che si laurea anche campione italiano di maratona. Nella prova femminile il successo, e il titolo italiano assoluto, è andato a Sonia Maccioni, che ha staccato le sue avversarie prima del Ponte della Libertà ed giunta sul traguardo di Riva dei Sette Martiri con il nuovo tempo record di 2h28'54''.


1998
Japhet Kosgei é il primo atleta keniano a vincere la Venicemarathon. Dopo sette anni di assenza é stata la pioggia la protagonista principale della gara. Kosgei chiude la gara davanti all'italiano Daniele Caimmi con il buon tempo di 2h11'27". Decisivo il suo attacco poco prima del Ponte della Libertà attorno al 30º chilometro. Nella gara femminile dominio assoluto per l'italiana Lucilla Andreucci, all'esordio sulla distanza dei 42 chilometri e 195 metri. L'atleta romana ha chiuso la sua prestazione con l'ottimo tempo di 2h36'34", proponendosi come la maratoneta del futuro su cui l'atletica italiana può puntare nella maratona.


1997
L'edizione 1997 vede il trionfo di Antonio Serrano, trentaduenne di Madrid, primo spagnolo a vincere a Venezia. Serrano rimane coperto nel gruppo dei migliori fino al 27º chilometro, ma nelle vicinanze del Ponte della Libertà mette a segno l'allungo decisivo e giunge da solo traguardo di Riva dei Sette Martiri con il tempo di 2h11'59". Il primo degli italiani è Bettiol, quarto, mentre Ruggiero, che termina al quinto posto, vince il titolo di Campione Italiano Militare di maratona. In campo femminile la vittoria è appannaggio della bielorussa naturalizzata francese Irina Kazakova che termina la gara con il tempo di 2h33'44". Questa edizione segna la consacrazione di Venicemarathon come uno degli eventi televisivi più seguiti e sancisce la fine di un'era, essendo l'ultima edizione della gestione di Piero Rosa Salva, il creatore della Maratona di Venezia.


1996
La novità della Venicemarathon 1996 è costituita dalla nuova posizione del traguardo, spostato avanti in Riva dei Sette Martiri, a due passi dagli ampi Giardini della Biennale. La nuova collocazione garantisce agli atleti e ai loro famigliari, sempre più numerosi, la possibilità di usufruire di notevoli spazi di sfogo. A due anni dalla vittoria dell'etiope Negere, Venicemarathon torna a parlare straniero. Stavolta a dominare sono gli atleti nordafricani: la vittoria va all'algerino Sid-Ali Sakhri, mentre la piazza d'onore spetta al marocchino Abdelkader El-Mouaziz. Sakhri provava ormai da tre anni a vincere a Venezia, ma per lui la gara non è stata facile. La selezione si attua sull'interminabile Ponte della Libertà, con Sakhri, Modica, El-Mouaziz e il keniano Tangus che procedono insieme fino al porto, dove il primo a cedere è Tangus. L'algerino stacca quindi il siciliano Vincenzo Modica alle Zattere, mentre El-Mouaziz cede alla fine del Ponte di Barche. La gara femminile è caratterizzata dal successo della bielorussa Yelena Mazovka, che si impone in 2h31'07''.


1995
Seimila posti non bastano più. Si decide di fermarsi a quota 7.325, rifiutando circa altre 500 domande. Questa inarrestabile crescita delle richieste di iscrizione spinge gli organizzatori a pensare ad una zona di arrivo più spaziosa per le edizioni future. La decima edizione, intanto, è una edizione storica in assoluto. Exposport - la fiera dello Sport e del Tempo Libero associata a Venicemarathon - è ospitata nel Padiglione 114 del Porto di Venezia, facilmente raggiungibile ed amplissimo, e viene visitata da ben 60.000 visitatori. All'interno, oltre all'esposizione, si svolgono iniziative di vario genere, fra cui la Festa dell'Atletica Leggera Italiana, nobilitata dalla presenza di moltissimi personaggi famosi. Sul campo di gara piovono i records. Carlo Durante, atleta trevigiano ipovedente, stabilisce il primato mondiale di categoria. La gara è dominata dalle giovani promesse italiane della maratona, con un'irresistibile Danilo Goffi che brucia avversari e tempo. 2h09'26'' è il nuovo record della manifestazione, un tempo di livello mondiale. Al secondo posto si piazza l'altro italiano Giacomo Leone, mentre Maura Viceconte domina la gara femminile in 2h29'11'', record della manifestazione.


1994
Per la prima volta gli organizzatori, preoccupati per l'integrità della loro città, fissano un tetto massimo alle iscrizioni. Anche poche centinaia di atleti in più, infatti, metterebbero a repentaglio la fragilità di Venezia. Il cast dei partecipanti è di assoluta eccellenza, grazie alla presenza di atleti che negli ultimi 4 anni hanno vinto ben 12 maratone in tutto il mondo. Tena Negere é un militare etiope di 22 anni. Dice di avere fretta di tornare a casa dalla moglie e dai figli e, infatti, corre fortissimo. Tuttavia, sono addirittura in venti a chiudere la gara sotto le 2h15'00''. Negere, però, stacca tutti già al 30º chilometro, e gli altri lo rivedono solo all'arrivo, con la coppa del vincitore in mano. L'italiana Ornella Ferrara, invece, trionfa fra le donne con il tempo di 2h32'16''.


1993
Venicemarathon stringe un accordo con l'UNICEF, privandosi di ogni connotazione commerciale e sposando la solidarietà verso il mondo dell'infanzia. Il brasiliano di Rio de Janeiro Arthur de Freitas Castro è il favorito di questa maratona, ma il "vecchio leone" Salvatore Bettiol, trionfatore nel 1986 e nel 1987, ingaggia uno splendido duello con l'avversario, a tutto vantaggio del cronometro. Bettiol si arrende solo al Tronchetto e Castro si invola a far segnare l'ottimo tempo di 2h10'06". In campo femminile, dopo sette anni di successi italiani, arriva la prima vittoria di un'atleta straniera: è la slovena Helena Javornik a primeggiare, in 2h37'27''.


1992
Finalmente un percorso stabile e ideale. Il più prestigioso dei traguardi, posto a due passi dalla più bella piazza del mondo, garantisce agli organizzatori un successo di immagine ineguagliabile. I favoriti sono Panetta, Pinheiro e Kamau. Bordin, invece, si é assunto l'incarico di fare da testimonial per qualche chilometro, ma si fa coinvolgere dall'entusiasmo generale e, "amatore" tra gli amatori, porta a termine con incredibile sportività tutta la gara assieme ad amici ed a semplici appassionati, lusingatissimi per aver potuto corrergli a fianco. Panetta é un leone ma viene fermato dopo il Ponte della Libertà da un malanno ad un ginocchio e dalla giornata fredda. Sotto lo striscione d'arrivo transita per primo il portoghese Joaquim Pinheiro, che ottiene il primo successo straniero nella storia della Venicemarathon, ed anche il primo successo personale. Fra le donne l'italiana Emma Scaunich bissa il successo ottenuto tre anni prima.


1991
E' il traguardo la novità più eclatante. Il grande salto che eleva ancor più la qualità é un...ponte. Quel ponte di barche che gli organizzatori "gettano" in obliquo sul Canal Grande per collegare la vecchia zona dell'arrivo di Punta della Dogana con la piazzetta S. Marco, ponte che permette di raggiungere il nuovo traguardo di Ca' di Dio, dopo essere transitati in mezzo alle folla che circonda S. Marco. Carlo Terzer é un outsider di tutto rispetto. A 35 anni è un atleta espertissimo e, due anni prima, é stato campione italiano di maratona. A Venezia si dimostra capace di staccare tutti e di cogliere la sua più straordinaria vittoria. Antonella Bizioli, invece, si impone nella gara femminile. Tra le iniziative collaterali Venicemarathon celebra l'esordio di Exposport, autentica fiera dello sport e del tempo libero, che già al primo anno di vita é capace di catturare l'interesse di 15.000 visitatori.


1990
Gelindo Bordin ha già vinto nello stesso anno la Maratona di Boston e quella di Spalato, e sfida la leggenda secondo la quale non si possono vincere più di due grandi maratone l'anno. In gara, Francesco Panetta corre gomito a gomito con il "maestro" Bordin fino al 20° chilometro, poi, come d'accordo, si fa da parte. A questo punto, Bordin si scatena e giunge solitario sull'inedito traguardo, posto dagli organizzatori in Campo Sant'Agnese, a causa della concomitanza con un importante vertice politico mondiale. La gara femminile viene vinta dall'italiana Laura Fogli davanti alle jugoslave Suzana Ciric e Jelena Jovicic.


1989
La Federazione premia il successo di Venicemarathon attribuendo alla competizione l'incarico di laureare il campione italiano assoluto, sia maschile che femminile. L'edizione è caratterizzata dal terribile vento di bora che, soffiando in senso contrario, rende il già temutissimo ed interminabile Ponte della Libertà il principale avversario da superare. In questo difficile frangente la selezione degli atleti é più complicata, e la gara si conclude in volata. Domina Marco Milani, valorosissimo giardiniere toscano, capace, nonostante tutto, di chiudere con un discreto riscontro cronometrico. Il titolo di regina di Venezia spetta, questa volta, ad Emma Scaunich.


1988
Il risultato cronometrico dell'anno precedente alimenta qualche dubbio negli scettici, presto fugato dall'accertamento ufficiale dell'AIMS, che misura il percorso ed attesta, convalidandolo, il giusto metraggio. Oltre ai tanti, numerosissimi italiani, questa volta arrivano in massa anche gli stranieri. Orlando Pizzolato comunica solo la sera prima di voler fare un test di prova ma, una volta in gara, non riesce a fermarsi come si era proposto, e vola al traguardo immerso in una "felice pazzia", come lui stesso la definisce. Venicemarathon doveva essere una prova di preparazione verso il tentativo di vincere una terza volta a New York, diventa invece occasione di trionfo immediato ed inaspettato. La gara femminile viene vinta, col tempo di 2h39'04'', da Graziella Striuli.


1987
Il percorso muta e diventa più affascinante. Si corre da Stra a Venezia sullo stesso tracciato dell'anno precedente, ma, una volta giunti nel centro storico, si corre specchiandosi sulle acque del Canale della Giudecca, fino allo splendido traguardo, posizionato nei pressi della Chiesa della Salute. Alle Zattere la corsa incontra un'altra delle grandi originalità di Venezia: l'acqua alta. Il fenomeno é limitato ma conferisce "colore" ed aiuta gli atleti a vivificare il ritmo dell'ultimo chilometro. Salvatore Bettiol fa il bis dell'anno precedente e stabilisce un tempo record, mentre Rita Marchisio trionfa fra le donne.


1986
Venezia accoglie con l'abbraccio genuino della folla che circonda Campo Santi Apostoli, nel Sestriere di Cannaregio, zona popolare ma non per questo meno suggestiva di altre più celebrate, la prima edizione di una Maratona assolutamente originale. Originale per il fantastico sfondo su cui si corre. Originale perché l'arrivo é a Venezia, città pedonale, ma anche piena di ostacoli e limitazioni. L'organizzazione, comunque, supera ogni barriera naturale o burocratica che sia. Salvatore Bettiol vince la gara che lo consegna alla grande attenzione nazionale ed internazionale. Nella gara femminile, invece, è Paola Moro ad imporsi in 2h38'10''.

  • Venice BANNER 462x308
  • X Bionic
  • 462x308-garmin
  • 462x308 Virgin
  • 462x308 ali
  • 462x308 air france ita
  • WebBanner ITA
  • 462x308 venezia unica ita
  • 462x308 interparking

Ultime news

Sponsor Huawei Venicemarathon
  • 218x108 huawai verticale
  • 218x108 xbionic
  • 218x108 karhu
  • 218x108 garmin
  • 218x108 toyota orizzontale
  • 218x108 Proaction
  • 218x108 airfrance
  • 218x108 fish factor
  • 218x108 salvelox
  • 218x108 BPM
  • 218x108 san benedetto ecogreen
  • 218x108 cetilar
  • 218x108 gls
  • 218x108 virgin active
  • 218x108 fidia pharma
  • 218x108 3M futuro
  • 218x108 bavaria
  • 218x108 mondo convenienza
  • 218x108 Nuncas
  • 218x108-ali aliper
  • 218x108 zuegg
  • 218x108 battaglio
  • 218x108 palmisano
  • 218x108 castellano vigilanza
  • 218x108 interparking
  • 218x108 methode
  • 218x108 alilaguna
  • 218x108 venezia turismo